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Totò - nome d'arte di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis
Di Bisanzio Gagliardi, nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente (Napoli, 15
febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967) è stato un attore,
compositore e poeta italiano. Soprannominato "il principe della
risata", è considerato uno dei più grandi personaggi nella storia dello
spettacolo e del cinema italiano.Il genio di Totò spaziò in tutti i generi
teatrali, dal varieté all'avanspettacolo, sino alla grande rivista di Michele
Galdieri, passando per il cinema con 97 film interpretati dal 1937 al 1967,
visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record che non ha eguali nella
storia del cinema italiano, e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti
da Daniele D'Anza, poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi cecità
che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare il palcoscenico.
Grande maschera della Commedia dell'Arte, accostato di volta in volta ai più
grandi nomi della comicità come Buster Keaton o Charlie Chaplin, ha conservato
fino alla fine una sua unicità interpretativa che risaltava sia in copioni
puramente brillanti, diretto da specialisti come Mario Mattoli, Camillo
Mastrocinque o Sergio Corbucci, sia in parti di intenso spessore drammatico,
interpretate alla fine della carriera, con grandi maestri del calibro di Alberto
Lattuada o Pier Paolo Pasolini.
Indice
1 Biografia
1.1 Lo scugnizzo del rione Sanità
1.2 I primi successi
1.3 Il varieté e l'avanspettacolo
1.4 L'incontro con il cinema
1.5 La grande rivista
1.6 La Totò-mania
1.7 Critiche e esperimenti
1.8 La malattia agli occhi
1.9 Il malinconico rientro
1.10 La prima rivalutazione
1.11 Fellini, Lattuada, Pasolini
1.12 Amare delusioni televisive
1.13 Gli ultimi lavori
1.14 La scomparsa improvvisa
1.15 Il rilancio definitivo
2 Curiosità
3 Filmografia
3.1 Attore cinematografico
3.2 Doppiatore cinematografico
3.3 Sceneggiatore cinematografico
3.4 Film di montaggio
3.5 Attore televisivo
3.6 Sceneggiatore televisivo
3.7 Pubblicitario
3.8 Apparizioni televisive
3.9 Programmi televisivi sull'attore
3.10 Film non realizzati
4 Musica
4.1 Canzoni
4.2 Festival di Sanremo
5 Teatrografìa
5.1 Attore teatrale
6 Note
7 Bibliografia
7.1 Poesie
7.2 Raccolte di poesie
7.3 Monografie e studi su Totò
8 Altri progetti
Biografia
Lo scugnizzo del rione Sanità
Nacque nel famoso rione Sanità, in via Santa Maria Antesaecula. Frutto di una
relazione clandestina della madre Anna Clemente con uno spiantato sarto,
Giuseppe De Curtis (1874-1945) che, in principio, non lo riconobbe. L'assenza
della figura paterna pesò molto, anche in seguito, sul carattere dell'attore,
tanto che nel 1933, già famoso sui palcoscenici italiani, si fece adottare dal
marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, in cambio di una rendita. Studiò al
collegio Cimino senza ottenere la licenza ginnasiale: la madre lo voleva
sacerdote, ma il giovane Antonio, incoraggiato dai primi successi nelle piccole
recite in famiglia, chiamate a Napoli "periodiche", era attratto dagli
spettacoli di varietà e nel 1913, a soli quindici anni, iniziò a frequentare i
teatrini periferici esibendosi in macchiette e imitazioni del repertorio di
Gustavo De Marco con lo pseudonimo di Clerment.
Proprio su questi palcoscenici di periferia incontrò attori del calibro di
Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Bixio e Armando
Fragna. Dopo il servizio militare, svolto ad Alessandria durante la Prima guerra
mondiale, si esibì ancora come macchiettista, scritturato dall'impresario
Eduardo D'Acierno - diventò poi celebre la macchietta del "Bel
Ciccillo" riproposta nel 1949 nel film Yvonne la nuit - e ottenne un primo
successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una
scatenata parodia della canzone di E. A. Mario "Vipera", intitolata
"Vicolo".
Su questi palcoscenici, spesso improvvisati, con orchestre di second'ordine e
comprimari raccogliticci, Totò imparò l'arte dei guitti, ossia di quegli
attori - napoletani e non - che recitavano senza una sceneggiatura ben
impostata, arte alla quale Totò aggiunse caratteristiche tutte sue: una
conformazione particolare del naso e del mento - frutto di un incidente
sciagurato col precettore del ginnasio - movimenti del corpo in libertà totale,
da burattino snodabile, e un carattere surreale e irriverente, sempre pronto
tanto a sbeffeggiare i potenti di turno quanto ad esaltare i bisogni umani
primari: la fame, il sesso, la salute mentale.
I primi successi
Nel 1922 si trasferì a Roma con la madre e in un primo momento ottenne alcuni
ingaggi in compagnie di basso livello impegnate nella recitazione di farse
pulcinellesche, nelle quali gli toccava il ruolo minore del mamo, ovvero la
spalla di Pulcinella. Con la compagnia di Umberto Capece fece poca strada; dopo
un breve periodo di disoccupazione venne però notato da Giuseppe Jovinelli,
titolare del teatro omonimo, dove iniziò ad esibirsi in balletti musicali
comici che ottennero un grande successo di pubblico. Approdò quindi alla Sala
Umberto, frequentata dalla migliore società della capitale: il successo crebbe
ancora. Il suo costume di scena al tempo era già quello tipico al quale restò
fedele sino alla fine: un logoro cappello a bombetta, un tight troppo largo, una
camicia col colletto basso, una stringa come "farfallino", pantaloni
"a zompafosso" e un paio di calze colorate su scarpe basse e logore.
Il varieté e l'avanspettacolo
Dal 1927 iniziò a farsi conoscere anche livello nazionale, recitando in
spettacoli di varieté, e andando in tournée nelle maggiori città italiane;
dapprima con la compagnia di Achille Maresca con la celebre Isa Bluette come
primadonna, poi nel 1929 arrivò al Teatro Nuovo di Napoli con la Compagnia
Stabile Napoletana Molinari diretta da Enzo Aulicino, nella quale recitò per la
prima volta insieme a Titina De Filippo in una parodia dei Tre Moschettieri di
Alexandre Dumas e soprattutto con Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta.
Conobbe un'attrice di varietà, Liliana Castagnola, con la quale visse una breve
ma intensa storia d'amore (pare che una sera Totò recito in un teatro al buio
solo per lei) la relazione con lei però fu funestata da contrattempi e
avversità, Totò riceveva ogni giorno biglietti e telefonate anonime che lo
mettevano in guardia da quella donna dal carattere strano.
Liliana pur di restare accanto a lui si scritturò al nuovo di Napoli, ma Totò
era stanco della relazione con quella donna possessiva e opprimente, allora
decise di accettare un contratto con la compagnia "Cabiria" che lo
avrebbe portato a Padova.
Liliana lo supplicò di non abbandonarla ma Totò aveva già deciso, così nella
sua camera la donna ingerì un intero tubetto di sonniferi, fu trovata morta il
mattino dopo dalla cameriera.
Totò ne rimase sconvolto tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De
Curtis a Napoli.
Riprese a lavorare con grande intensità, e dal 1932 diventò capocomico,
proponendosi nel genere dell'avanspettacolo, una sorta di spettacolo della
durata di circa un'ora che tutte le compagnie teatrali portano in scena prima
degli spettacoli cinematografici. L'avvento del cinema sonoro e la scomparsa
delle figure teatrali fino allora tradizionali come il "fine dicitore"
imposero questo cambiamento, e Totò divenne l'esponente più rappresentativo
del nuovo genere, con riviste da lui anche scritte, non di rado insieme a
Guglielmo Inglese, Eduardo Passarelli e Mario Castellani (in seguito fedeli
spalle cinematografiche), per tutti gli anni 30, e portate in scena in tutto il
Paese.
Ridi che ti passa, Se quell'evaso io fossi, L'ultimo Tarzan sono alcuni titoli;
le soubrettes che lo circondavano erano anch'esse celebri: Clely Fiamma, Adriana
Edelweiss, Clary Sand e Olivia Fried. Il 6 marzo 1935 si sposò con la
fiorentina Diana Bandini Rogliani conosciuta quattro anni prima nel capoluogo
toscano durante uno spettacolo; dall'unione nel 1933 nacque Liliana.
Nel 1937 Giuseppe De Curtis lo riconobbe legalmente come figlio. In seguito
Totò intraprese una lunga causa per farsi riconoscere titoli nobiliari, anche
se oggi sappiamo, secondo le ricerche degli studiosi Giovanni Grimaldi e Camillo
De Curtis, che in realtà Totò non aveva nessun diritto a tali titoli.
[citazione necessaria] Antonio De Curtis, però, dal dopoguerra in poi
ingaggiò costosissime battaglie legali per difendere il proprio lignaggio e
grazie a esperti avvocati ed all'approssimazione in materia della legislazione
dell'epoca riuscì sempre a far valere le proprie pretese.
L'incontro con il cinema
Totò incontrò il cinema già nel 1930, con l'avvento del sonoro, quando
Stefano Pittaluga, un esercente ligure che aveva rilevato la Cines dal
fallimento e in quel momento produceva il 95% dei film italiani, decise di fare
un provino al giovane attore che in quel momento impazzava nei teatri di tutta
Italia. Il film, intitolato Il ladro disgraziato, non vide mai la luce, ma il
provino con Totò, ritrovato e restaurato nel 1995 e tuttora visibile, sorprende
per l'estrema modernità e scioltezza dei movimenti burattineschi del giovane
attore trentaduenne nel pieno delle forze. Furono allora gli intellettuali più
stimati, che già lo ammiravano a teatro, i primi a volerlo in qualche loro
progetto: tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini; il grande
scrittore di Luzzara tentò di imporlo nel 1935 per la parte di Blim nel film
Darò un milione di Mario Camerini - ruolo andato poi a Ernesto Almirante - e
quindi nel 1943 pubblicò il romanzo Totò il buono pensando a lui.
Non realizzandosi questi progetti cinematografici il vero debutto avvenne sotto
l'egida di Gustavo Lombardo, il fondatore della Titanus, il quale nel 1937
produsse il primo film di Totò, Fermo con le mani! diretto da Gero Zambuto,
mediocre tentativo di proporre temi toccati dal personaggio di Charlot, già
superati dalla forza surreale, da burattino irriverente e snodabile, di Totò.
In una scena del film rimasta celebre e stranamente non tagliata dalla censura
dell'epoca, arriva a prendere in giro il Duce, Benito Mussolini. Nell'anteguerra
girò altri cinque film, con spunti interessanti nel surreale Animali pazzi del
1939 di Carlo Ludovico Bragaglia, già militante nelle file del futurismo con
testo scritto da Achille Campanile, e in San Giovanni decollato del 1940 di
Amleto Palermi, dignitosa trasposizione della commedia teatrale di Nino
Martoglio, già cavallo di battaglia del mattatore teatrale siciliano Angelo
Musco.
Una menzione particolare la merita poi Il ratto delle Sabine del 1945 di Mario
Bonnard, storia di una scalcagnata compagnia di guitti in giro per le città di
provincia che decidono di rappresentare il testo mediocre di un professore
deriso dai suoi stessi alunni, con un insuccesso colossale.
La grande rivista
Più in generale, questi primi esperimenti cinematografici, lunari e surreali,
non ottennero il successo di pubblico come avvenne invece sul palcoscenico.
Quando tornò al teatro, alla fine del 1940, l'avanspettacolo era già
tramontato, sostituito dalla grande rivista caratterizzata da scenografie
sfarzose, primedonne da sogno - su tutte Wanda Osiris - testi moderatamente
satirici e qualunquistici per quanto concesso dal regime fascista, comprimari e
orchestre di grande livello. Totò ebbe la fortuna di incontrare sul suo cammino
il più grande scrittore di riviste teatrali degli anni quaranta, Michele
Galdieri, e una grande soubrette e attrice di livello e bravura pari alla sua,
Anna Magnani, in spettacoli rimasti memorabili nella storia del nostro teatro.
Con Galdieri strinse un sodalizio inossidabile durato nove anni, con spettacoli
messi in scena dagli impresari Elio Gigante - poi scopritore della cantante Mina
- e Remigio Paone. I titoli bastano da soli per consegnare il tutto alla
leggenda: Quando meno te l'aspetti del 1940, Volumineide del 1941, Orlando
Curioso del 1942, Che ti sei messo in testa? del 1943 e Con un palmo di naso,
rappresentata dopo la liberazione di Roma il 6 giugno 1944.
In essi la forza satirica esercitata in vario modo prima contro il regime
fascista e quindi contro gli occupanti tedeschi, è impressionante: più volte
la censura di regime intervenne per modificare battute considerate irriverenti,
ma Totò, rischiando di suo, pronunciava ugualmente le frasi tagliate suscitando
autentiche ovazioni: la Magnani, dal canto suo, si faceva forte della propria
umoralità di popolana, tipica del personaggio in scena, con un linguaggio
diretto ed esplicito. Un sodalizio dunque tra i più riusciti e irripetibili,
interrotto bruscamente dopo la grande rivelazione a livello mondiale
dell'attrice romana con un film epocale diretto dal suo compagno Roberto
Rossellini: Roma città aperta, del 1945. Da quel momento le loro strade si
divisero: nel 1956 la Magnani vinse il Premio Oscar come migliore attrice
protagonista e recitò con i grandi nomi del cinema hollywoodiano come Burt
Lancaster e Marlon Brando. Totò invece rimase fino in fondo la grande maschera
della Commedia dell'Arte in una serie impressionante di pellicole assemblate
alla meglio su canovacci che davano mano libera all'attore. Il primo artefice di
questa riscoperta cinematografica di Totò fu l'avvocato marchigiano Mario
Mattòli, già organizzatore e regista di spettacoli teatrali per la sua
Compagnia Teatrale Za-Bum, lo scopritore autentico di Vittorio De Sica.
La Totò-mania
Il periodo d'oro del comico si può circoscrivere dal 1947 al 1952, quello in
certo senso più libero, con parodie di grande successo che contengono
riferimenti satirici piuttosto espliciti, in molti casi alquanto pesanti,
all'attualità: il dopoguerra, la borsa nera, i nuovi arricchiti, la sterilità
di chi comanda (gli onorevoli e i caporali) furono presi di mira sia sul
palcoscenico con le ultime due grandi riviste di Michele Galdieri, C'era una
volta il mondo del 1947 e Bada che ti mangio! del 1949 sia nel cinema. Se in
teatro il successo crebbe a dismisura (basti pensare al celeberrimo sketch del
vagone letto con Isa Barzizza e Mario Castellani) anche sul grande schermo
giunse un grandioso successo di pubblico, a partire da I due orfanelli del 1947
fino a Totò a colori del 1952. In questi film l'attore si scatena e la
comicità di avanspettacolo è più pura, meno imbrigliata dalle maschere o
personaggi che in seguito, per motivi diversi, alcuni autori tentarono di
cucirgli addosso. Assediato da proposte di tutti i generi, senza neanche avere a
disposizione una giornata libera, l'attore lavorava continuamente, girando a
ritmo frenetico alcune delle sue parodie più folli, dirette dai "registi
velocisti" Mattòli, Bragaglia, Stefano Vanzina e il giovane Luigi
Comencini.
Ebbe anche, durante la stagione 1948-1949, un'esperienza come doppiatore
cinematografico per un film non suo, l'avventuroso-esotico La vergine di Tripoli
(Slave girl) diretto per la Universal Pictures da Charles Lamont e interpretato
da Yvonne De Carlo e George Brent. Nel film, ritrovato e riproposto in
televisione nel 1996, il comico napoletano è la voce fuori campo di un
cammello, ribattezzato Gobbone nella versione italiana. Inoltre, nel manifesto
nostrano della pellicola appare un curioso Totò disegnato a fumetti che
pronuncia la frase In questo film dico la mia anch'io!. Totò stesso fu in
seguito doppiato, con risultati piuttosto stridenti, da Renato Turi, voce
radiofonica molto popolare negli anni cinquanta e sessanta (nel film Totò a
Parigi del 1958 nel ruolo del marchese, e in Totò diabolicus del 1962 nel ruolo
del monsignore), ma soprattutto da Carlo Croccolo, l'unico doppiatore
autorizzato dall'attore (sempre in Totò diabolicus nel ruolo della baronessa, e
in altri film) e insieme al quale, nel 1964, scrisse la sceneggiatura per un
film, Fidanzamento all'italiana, che non fu mai realizzato per mancanza di
finanziamenti.
Diventato un beniamino del pubblico infantile, gli fu dedicata una collana a
fumetti, Totò a fumetti, pubblicata tra il 1952 e il 1953 in 12 numeri e 3 albi
speciali da una casa editrice romana.
Proprio quando le cose a livello lavorativo sembravano andare per il meglio,
alcune nubi oscurarono una vita familiare che l'attore, schivo, timido e
riservatissimo (esattamente il contrario di come lo si vedeva sul set o in
palcoscenico) desiderava fosse serena e tranquilla. La moglie, che in precedenza
si era separata legalmente ma continuava a vivere accanto a lui, durante un
ricevimento conobbe un avvocato, che poi sposò; stesso destino per l'adorata
figlia, che sposò Gianni Buffardi. Nel 1951 Totò rimase solo, e si gettò a
capofitto nel lavoro interpretando film prodotti da Carlo Ponti e Dino De
Laurentiis, i quali grazie ai cospicui guadagni delle sue pellicole avevano
potuto allestire una loro società; in questo periodo Totò corteggiava
insistentemente un'attrice dal grande fascino, Silvana Pampanini, che però lo
respinse.
Nel febbraio 1952 conobbe Franca Faldini, altra affascinante attrice romana
appena rientrata da Hollywood dove aveva recitato in un film con Jerry Lewis e
Dean Martin. I due si innamorarono subito l'uno dell'altra, e dopo alcuni mesi
di fidanzamento il matrimonio fu realizzato segretamente in Svizzera nel 1954,
perché, come spiegò in una lettera:
A onor del vero c'è però da dire che Franca ha sempre smentito che il
matrimonio sia avvenuto.
Poco tempo dopo i due andarono a vivere insieme in un appartamento in via dei
Monti Parioli, e la Faldini gli starà poi accanto per tutta la vita. Dalla
relazione nacque un figlio nel 1954, Massenzio, che però, prematuro, visse solo
poche ore, per una malattia della madre. Dopo la morte del figlio, Totò rimase
in casa per molti giorni: la perdita di quel figlio maschio, che avrebbe potuto
portare il suo cognome, lo aveva profondamente prostrato, ma l'amore per Franca,
pallida e smagrita per la malattia, gli diede la forza di continuare a vivere e
a lavorare. Totò e la moglie, così diversi - sia di carattere che di
mentalità -, avevano molti scontri, dovuti alla differenza di età; furono
anche sul punto di dirsi addio, ma continuarono a vivere insieme fino alla fine,
con amore e rispetto reciproco.
Critiche e esperimenti
Negli anni '50 l'attore era osteggiato da una critica che non vedeva di buon
occhio la sua grande verve comica e scoppiettante, essa gli negò sino alla fine
il riconoscimento di un grande spessore artistico, ecco alcuni brani di articoli
dell'epoca:
« È veramente doloroso constatare come la comicità di certi film
italiani sia ancora legata a sorpassati schermi appartenuti al più infimo
teatro di avanspettacolo, e Totò sfoggia come al solito i tipici atteggiamenti
di quella comicità così banale »
(Su Il medico dei Pazzi)
« È proprio vero, con Totò e Peppino si ride sempre, ma il soggetto è
proprio questione di avanspettacolo, se il regista e gli sceneggiatori si
sforzassero le loro meningi, per tirare fuori una storia decente, con Totò e
Peppino si potrebbero vedere dei film godibilissimi, e invece... »
(Su Totò, Peppino e la... malafemmina)
Inoltre si fece imbrigliare in trame neorealiste con Guardie e ladri e Totò e
Carolina, quest'ultimo girato nel 1953 e massacrato dai tagli censorii, uscì
nelle sale gravemente manomesso solo nel febbraio 1955; tentò la via
pirandelliana con La patente di Luigi Zampa e L'uomo, la bestia e la virtù di
Steno; tentò di produrre i suoi film nel 1955 ma rinunciò dopo i malinconici
Destinazione Piovarolo e Il coraggio, entrambi diretti da Domenico Paolella; si
rifugiò quindi nelle predilette farse di Scarpetta, di ambiente napoletano ma
tratte da pochade francesi di fine Ottocento, nella trilogia diretta da Mattòli
Un turco napoletano (sulla bramosia di donne, quindi sul sesso), Miseria e
nobiltà (sulla voglia di cibo, quindi sulla fame) e Il medico dei pazzi (sulla
sanità mentale): questa si può dunque considerare una ideale trilogia dei
bisogni primari tipici della maschera di Pulcinella, qui incarnata dal
voluttuoso Felice Sciosciammocca.
Totò si prestò anche ad esperimenti di cinema, come il già citato Totò a
colori, primo film italiano girato a colori col sistema Ferraniacolor, e Il più
comico spettacolo del mondo, primo e unico film italiano tridimensionale,
manomesso quasi subito dopo la sua uscita e sostituito con la versione normale
bidimensionale. In queste pellicole la quantità di luce necessaria era talmente
grande che nessuno osava guardare direttamente le lampade ad arco per paura di
danni alla retina; durante una scena di Totò a colori l'attore fuggì dal
teatro di posa con la parrucca bruciacchiata e fumante. Qualcuno ipotizzò che
proprio quelle luci troppo forti avessero provocato il primo danno alla vista.
La malattia agli occhi
Nel 1956 Totò fece la sua ultima rivista teatrale; in quello spettacolo si
ammalerà definitivamente e il danno alla vista non lo abbandonerà più.
La rivista che si chiamava A prescindere era stata scritta da Nelli e Mangini e
organizzata da Remigio Paone.
Debuttò a Roma il 1 dicembre 1956, dopo due mesi trascorsi nella capitale, si
trasferì a Milano, lì Totò si ammalò di broncopolmonite, poi si trasferì a
Genova proprio là iniziò a soffrire di disturbi alla vista, a Firenze le
condizioni peggiorarono, ma a Palermo il 4 maggio 1957, avvenne il vero dramma.
Totò perse infatti completamente la vista nella parte centrale della pupilla
(vedeva soltanto sui lati degli occhi, come un vetro appannato).
A causa di questo è costretto a rimanere immobile per circa sette mesi in casa,
proprio quando l'anno precedente aveva ottenuto un irripetibile successo con
alcuni film memorabili diretti da Camillo Mastrocinque e interpretati in coppia
con Peppino De Filippo.
Grazie alle cure dei medici, la vista migliorò ma non in modo molto
soddisfacente.
Il malinconico rientro
Costretto a lavorare senza sosta, con la malattia agli occhi che peggiorava
sempre più (subì due distacchi di retina, durante la lavorazione di La legge
è legge con Fernandel e de La cambiale), l'attore era costretto ad accettare
qualsiasi copione, anche di infimo livello. I produttori non si fidavano più a
lasciarlo solo e gli affiancavano partner in molti casi gradevoli come Agostino
Salvietti, Erminio Macario, Ugo Tognazzi e un grande Nino Taranto, oltre al
prediletto Peppino De Filippo; spesso infarcendo i suoi film di melense storie
d'amore parallele. Infine lo utilizzavano come veicolo di lancio per cantanti
come Johnny Dorelli, Fred Buscaglione, Rita Pavone e Adriano Celentano, di
meteore come Pablito Calvo interprete di Marcellino pane e vino. Gli
intellettuali, che negli anni '30 stravedevano per lui, adesso non lo
consideravano quasi più, tranne qualche sortita sporadica di Aldo Palazzeschi,
Giuseppe Marotta e Mario Soldati.
Poche furono le vere occasioni importanti: Eduardo De Filippo per Napoli
milionaria, Vittorio De Sica per L'Oro di Napoli, Mauro Bolognini per
Arrangiatevi!, e Sergio Corbucci, forse l'ultimo regista brillante importante
per il comico. Collaborarono, infatti, ad almeno due film da rivalutare
ampiamente: I due marescialli e Gli onorevoli, nonché ai meno riusciti Yvonne
la Nuit di Giuseppe Amato (la prima parte drammatica proposta all'attore) e il
frammentato Dov'è la libertà? di Roberto Rossellini, girato nel 1952 ma
abbandonato quasi subito dall'autore; terminato da Lucio Fulci e da Federico
Fellini per le scene del tribunale (e non da Mario Monicelli come più volte
affermato) uscì nelle sale soltanto nel 1954.
Nel tempo libero Totò componeva canzoni (la più celebre è Malafemmena,
composta nel 1951 e dedicata alla moglie Diana Bandini, nota in tutto il mondo
ed eseguita da un'infinità di cantanti), e poesie (tra cui la famosa 'A
Livella, sulla morte che uguaglia le differenze sociali delle persone). Come
autore di canzoni partecipò anche al Festival di Sanremo del 1954 con il brano
Con te! classificandosi al nono posto nella graduatoria finale. Leggeva i
romanzi gialli di Georges Simenon dei quali era un grande appassionato (si
entusiasmò vedendo il Maigret superbamente reso da Gino Cervi nella prima serie
di telefilm del 1964-1965).
Dava prova della sua grande generosità aiutando con grandissima discrezione i
più bisognosi, e inoltre curando e assistendo amorevolmente, in un canile fuori
Roma fatto costruire da lui stesso, ben 220 cani randagi.
Nel 1960 stilò anche i suoi scritti, pubblicati in seguito come "Gli
scritti di Totò".
La prima rivalutazione
Nel 1963 venne pubblicizzata una grande notizia: Totò interpretava il suo
centesimo film, il primo interamente drammatico, Il comandante, malinconica
storia di un generale in pensione scritta da Rodolfo Sonego (sceneggiatore di
fiducia di Alberto Sordi) e diretta da Paolo Heusch, regista romano di
documentari conosciuto dagli appassionati per aver girato nel 1958 il primo film
di fantascienza italiano, La morte viene dallo spazio, che Totò aveva
provveduto immediatamente a trasformare in parodia, Totò nella luna. In realtà
si trattava dell'ottantaseiesimo film.
Lello Bersani intervistò Totò in una celebre rubrica televisiva (mentre il
primo approccio di Totò sul piccolo schermo fu disastroso: ospite d'onore in
una puntata del Musichiere di Mario Riva del 1958, il comico si fece scappare
incautamente un Viva Lauro!, leader del partito Monarchico, che gli costò una
sospensione); Oriana Fallaci e Maurizio Costanzo lo intervistarono per i
maggiori periodici italiani del tempo.
Ma il film di Heusch non ebbe alcun successo, rivelandosi un disastro al
botteghino nonostante il grande impegno profuso. Totò fu dunque costretto a
rientrare nei ranghi, recitando curiose rivisitazioni di film mitologici diretti
da Fernando Cerchio (contro Maciste, Cleopatra e il Pirata Nero); esplorò il
filone notturno-sexy insieme ad Erminio Macario nel dittico Totò di notte n. 1
e Totò sexy, senz'altro il punto più basso della sua carriera, il secondo
addirittura assemblato con gli scarti di lavorazione del precedente. Recitò
accanto al grande attore hollywoodiano Walter Pidgeon nel film I due colonnelli,
diretto da Steno; infine scoprì un potenziale di sadismo nella maschera e nel
personaggio, rimasto fino ad allora poco esplorato (si pensi al balletto nella
taverna di Algeri, tutto a spese della ballerina, in Totò le Mokò di Bragaglia),
con i nerissimi Totò Diabolicus di Steno, nel quale recita ben sei personaggi
diversi in una parodia del genere horror, e soprattutto con il sottovalutato Che
fine ha fatto Totò Baby?, diretto da Paolo Heusch ma firmato dallo
sceneggiatore Ottavio Alessi per ragioni di distribuzione. Qui la cattiveria del
personaggio di Totò raggiunge il limite estremo in un film all'epoca rifiutato
dal pubblico, ma oggi ampiamente da rivalutare.
Fellini, Lattuada, Pasolini
Proprio quasi fuori tempo massimo, quando il grande comico pensava di avere
sprecato il suo talento in filmetti dozzinali, arrivarono le proposte di grandi
cineasti per le quali il principe riservò entusiasmo e perplessità. Federico
Fellini lo volle per il suo progetto più ambizioso e mai realizzato, Il Viaggio
di G. Mastorna, interrotto per la grave malattia del maestro riminese; Alberto
Lattuada nel 1965 gli affidò il ruolo del frate Timoteo nella versione di un
grande testo teatrale di Niccolò Machiavelli, La Mandragola: qui le scene della
persuasione di madonna Lucrezia e il dialogo con i teschi nella cripta,
considerate tra le migliori della sua arte, vennero girate in condizioni
impossibili e in clandestinità dentro un convento di Urbino.
La critica lo lodò compatta e a quel punto Totò capì di essere stato male
utilizzato, lasciandosi andare a reminiscenze malinconiche e vagheggiando ancora
i due grandi progetti ai quali teneva tantissimo: la trasposizione di un don
Chisciotte della Mancia e un film da girare interamente muto.
Lattuada lo voleva anche come interprete di un film tratto da una novella di
Pirandello, La cattura, ma questo progetto si arenò perché Totò incontrò
sulla sua strada uno dei più lucidi scrittori e intellettuali del Novecento,
Pier Paolo Pasolini, il quale lo spogliò di tutta la sua aggressività e
cattiveria, per farne un sottoproletario innocente in un film sulla crisi del
marxismo dopo la morte di Palmiro Togliatti, Uccellacci e uccellini, oggi
indubbiamente datato in molti punti, tranne ovviamente nelle sequenze stupende
dei tentativi di evangelizzazione dei falchi e dei passerotti, uno dei massimi
punti del suo talento.
Per questa grande interpretazione, realizzata da Totò ormai quasi cieco, vinse
nel 1966 una Palma d'Oro speciale al Festival di Cannes, e un Nastro d'Argento
come miglior attore di quell'anno. Con Pasolini fece in tempo a girare altri due
cortometraggi tra la fine del 1966 e l'inizio del 1967, il più riuscito La
Terra vista dalla Luna e l'emozionante e poetico Che cosa sono le nuvole? il suo
autentico testamento artistico, nel quale interpreta la marionetta di Jago nella
recita shakesperiana in un teatro dei burattini che, dopo aver convinto Otello
(Ninetto Davoli) a uccidere Desdemona (Laura Betti) viene distrutta dal pubblico
e mandata al macero in una discarica, dove, prima di morire, si accorge di
quella grande bellezza del creato che sono le nuvole. Questa degnissima
conclusione della carriera cinematografica ebbe però un'appendice assai
deludente col piccolo schermo.
Amare delusioni televisive
Dopo il forzato addio per l'incidente nella trasmissione Il Musichiere e
l'intervista di Lello Bersani, Totò rientrò sul piccolo schermo nel 1965 in un
varietà del sabato sera, Studio Uno, scritto da Castellano e Pipolo, accanto a
Mina. Partecipò a due trasmissioni: nella prima cantando in duo una sua
canzone, nella seconda proponendo un vecchio sketch con Mario Castellani. Ma
provocò sconcerto il fatto che la censura televisiva tagliasse una battuta che
ironizzava sugli onorevoli.
Allora Totò propose un'idea accarezzata da tempo: una storia della comicità
teatrale attraverso ricostruzioni di battute di ogni tempo, con una introduzione
per dimostrare come si rideva in una determinata epoca, a confronto con battute
più fresche e moderne. Se fosse stata realizzata e conservata sarebbe oggi un
documento impressionante di dimostrazione comica: Totò, insieme al fidato
Castellani, impiegò diversi mesi per ricostruire e ricercare vecchi copioni
brillanti, ma i produttori alla fine decisero di proporre e realizzare una serie
di nove telefilm a cura di Daniele D'Anza, girati alla meglio e in gran fretta;
cinque episodi autoconclusivi in cui Totò è protagonista assoluto, e altri
quattro nei quali il principe è costretto a dividere la scena con le mode del
momento (il bravissimo Ubaldo Lay, popolarissimo in quel periodo come il Tenente
Sheridan) e con i cantanti e complessi musicali più in voga.
Una disgraziata operazione nella quale si mise in mezzo un'implacabile censura
televisiva, che richiese di rigirare interamente un episodio, Il tuttofare, e
modificarne parecchi altri.
Daniele D'Anza venne intanto chiamato a girare uno sceneggiato, presumibilmente
Abramo Lincoln e la direzione passò dapprima a Bruno Corbucci, fratello di
Sergio e in seguito a Sandro Bolchi, i quali non finiranno in tempo il lavoro;
il 12 aprile 1967 si girò lo sketch del contrabbasso del telefilm Totò Ye Ye.
Purtroppo tre giorni più tardi l'attore morì lasciando incompleta la serie.
Gli ultimi lavori
Gli ultimi giorni di vita di Totò furono densi, quasi sovraccarichi di lavoro.
Nonostante la malattia l'attore continuava ancora a fumare una sessantina di
sigarette al giorno e a bere una quindicina di tazze di caffè, la sua normale
razione quotidiana.
I progetti si accavallavano sempre di più.
Apparve in un ruolo da guest-star nel film di Dino Risi Operazione San Gennaro.
Ugo Gregoretti, regista graffiante e sarcastico famoso per Omicron e Il pollo
ruspante, che aveva già lavorato con lui nel 1964 in un episodio grottesco e
riuscito del film Le belle famiglie, lo volle nella parte del giudice nello
sceneggiato Il circolo Pickwick da Charles Dickens (lo sostituirà poi Tino
Buazzelli).
Gli fu anche proposta una parte ne I fratelli Cuccoli, tratto dal romanzo di
Aldo Palazzeschi;
Il regista di caroselli pubblicitari Luciano Emmer, col quale aveva lavorato
nell'autunno del 1966 in una serie di nove short per un famoso dado da brodo
(dei quali oggi, ne sopravvivono soltanto due) lo voleva in una parte nello
sceneggiato televisivo Geminus (realizzato solo due anni più tardi); persino
Luchino Visconti pensò a lui per il ruolo di Antonio Petito in un progetto di
film sulla sua vita.
Totò progettava anche un rientro sul palcoscenico con Napoli notte e giorno di
Raffaele Viviani, diretto da Giuseppe Patroni Griffi.
Riuscì ad accordarsi col regista Giuliano Biagetti per il progetto di una
seconda serie di caroselli pubblicitari, realizzati solo in parte e poi
misteriosamente trafugati, come documentato da Marco Giusti nel suo studio sul
più famoso contenitore pubblicitario italiano.
Venne invece chiamato da Nanni Loy per interpretare la parte dell'anarchico
Romeo nel film Il padre di famiglia (lo sostituirà in seguito Ugo Tognazzi), e
l'unica scena girata, il 13 aprile 1967, fu quella di un funerale. Un triste
presagio.
La scomparsa improvvisa
Totò morì infatti nella sua casa ai Parioli alle 3:30 del mattino del 15
aprile 1967, stroncato da una serie improvvisa di tre infarti.
Le sue ultime parole furono per Franca: "T'aggio voluto bene Franca,
proprio assaie". Ciò però non trovò riscontro nella figlia del comico,
poiché secondo la sua versione disse: "Ricordatevi che sono cattolico,
apostolico, romano"[citazione necessaria].
La sua salma fu vegliata per due giorni da tutte le personalità della politica
e dello spettacolo giunte a commemorarlo e a rimpiangerlo.
Il 17 aprile 1967 il feretro partì tra ali di folla per Napoli, sua città
natale, dove si svolsero i funerali solenni di fronte a una folla straboccante,
valutata in circa 200.000 persone, poi il suono delle campane salutò per
l'ultima volta Totò.
Certe persone furono colte da malore in quel luogo per aver avuto lo spavento di
vedere lì in mezzo ai funerali, Totò vivo, l'uomo che tanto assomigliava al
principe era Dino Valdi, attore, per molti anni controfigura di Totò.
L'orazione funebre venne tenuta da Nino Taranto:
« Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo
che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa
Napoli, che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l'hai onorata. Perché
non l'hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita
a scrollarle di dosso questa malinconia che l'avvolge,. Tu amico hai fatto
sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità,
l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha bisogno, i tuoi
napoletani, il tuo pubblico. ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli
l'ultimo "esaurito" della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore
questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio,
Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato
uno dei suoi figli migliori, e che non ti scorderà mai, addio amico mio, addio
Totò »
Peppino De Filippo, impossibilitato a partecipare, inviò un telegramma da
Salsomaggiore Terme.
Fu sepolto a Napoli nella tomba di famiglia del Cimitero di Santa Maria del
Pianto accanto ai genitori e all'amata Liliana Castagnola.
La figlia Liliana raccontò che un guappo del Rione Sanità, chiese a tutti i
costi, nel quartiere stesso, di fare una sorta di funerale bis, da tenersi il 22
maggio, pochi giorni dopo il trigesimo, nonostante la bara fosse vuota, c'era la
stessa folla acclamante e piangente di qualche giorno prima.
Franca Faldini, diventata giornalista professionista nel 1968, raccontò in un
emozionante scritto del 1977, Quindici anni con Antonio De Curtis, l'uomo umano
(come lei lo definisce) che faceva capolino nella vita privata del grande
artista.
Nel 1981 venne pubblicato anche Dedicate alla amore raccolta di poesie che Totò
aveva scritto alla Faldini.
Liliana De Curtis, unica figlia del comico, si prodiga oggi per mantenere vivo
il ricordo del padre.
Il rilancio definitivo
Totò fino alla sua morte è stato sempre sottovalutato.
Ma cinque anni dopo la sua morte prese il via un imprevisto e fulmineo revival,
iniziato nel 1971 con proiezioni in sordina nei cinema di periferia (ma a Roma
nel centralissimo Farnese di Campo dei Fiori, che gli dedicò un mese intero di
proiezioni, letteralmente gremite di giovani, seduti anche in terra fra le file
delle poltrone) di film come Totò a colori o Miseria e nobiltà (si racconta
che qualcuno vide persino Michelangelo Antonioni uscire visibilmente soddisfatto
da una sala dove si proiettava un suo film). Ma è grazie alla televisione
privata che Totò ottenne il meritato rilancio. Due registi della tv privata
napoletana Canale 21, nel 1976, recuperarono in archivio i film di Totò per
mandarli in onda il giovedì sera, fino a passaggi televisivi sempre più
massicci, per approdare al mercato delle videocassette e dei DVD. Per non
parlare degli spot pubblicitari, alcuni piuttosto discussi; per finire con
libri, dischi e gadget editoriali di ogni tipo.
Totò è stato forse l'unico attore italiano ad aver conquistato la quinta
generazione.
Curiosità
Nato col nome di Antonio Vincenzo Stefano Clemente, il tribunale di Napoli, nel
1945, gli permise di aggiungere vari cognomi e predicati nobiliari, sentenziando
che "ha il diritto di potersi attribuire il nome della casata ed i
titoli"; perciò Totò diventò fino al 31 dicembre 1947 (dal 1° gennaio
1948 i titoli nobiliari in Italia non venivano più riconosciuti): Antonio Focas
Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, Altezza Imperiale,
Conte Palatino, Cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di
Macedonia e Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di
Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e d'Epiro,
conte e duca di Drivasto e di Durazzo. E cosi Totò, entrava ufficialmente nel
Guinness dei Primati per essere l'uomo con più titoli nobiliari della storia,
anche se sul pronao della cappella della sua tomba (che si trova nel Cimitero di
Santa Maria del Pianto a Napoli) l'incisione recita solo "Antonio de Curtis,
Principe di Bisanzio."
Recenti ricerche di Giovanni Grimaldi e Camillo De Curtis rivelano tuttavia come
non vi sarebbe stato alcun fondamento alla base di tali pretese nobiliari, e
come il tutto fosse opera di "consulenti araldici" e valenti avvocati,
unitamente alla scarsa preparazione dei tribunali dell'epoca.[citazione necessaria]
In realtà però, con ogni verosimiglianza, Totò apparteneva effettivamente a
un ramo molto decaduto dei veri marchesi de Curtis, quello dei conti di
Ferrazzano [1] i quali, come molte famiglie della nobiltà non solo italiana,
avevano tra i loro antenati ascendenze imperiali bizantine, tenuto conto anche
che, per loro stessa ammissione, i due studiosi non hanno mai potuto visionare
la documentazione ufficiale presentata a suo tempo dal popolare attore.
Un'altra curiosità riguarda il suo modo di recitare. Lui stesso, nei suoi film,
è come preso dalla "mania della fame". La sua capacità di rendere al
meglio l'espressione di uomo affamato e mai sazio è data dalla sua voglia di
mettere in scena la povertà, e rappresentarla con la sua faccia peggiore: la
fame. Totò infatti affermava sempre che l'attore, per recitare come tale, deve
andare in scena sempre prima di mangiare.
Filmografia
Attore cinematografico
Fermo con le mani!, regia di Gero Zambuto (1937)
Animali pazzi, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1939)
San Giovanni decollato, regìa di Amleto Palermi (1940)
L'allegro fantasma, regia di Amleto Palermi (1941)
Due cuori fra le belve, rieditato nel dopoguerra col titolo Totò nella fossa
dei leoni, regia di Giorgio Simonelli (1943)
Il ratto delle Sabine, rieditato nel dopoguerra col titolo Il professor
Trombone, regìa di Mario Bonnard (1945)
I due orfanelli, regia di Mario Mattòli (1947)
Fifa e arena, regia di Mario Mattòli (1948)
Totò al giro d'Italia, regia di Mario Mattòli (1948)
I pompieri di Viggiù, regia di Mario Mattòli (1949)
Yvonne la nuit, regia di Giuseppe Amato (1949)
Totò cerca casa, regia di Steno, Mario Monicelli (1949)
Totò le Mokò, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1949)
L'imperatore di Capri, regia di Luigi Comencini (1949)
Totò cerca moglie, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Napoli milionaria, regia di Eduardo De Filippo (1950)
Figaro qua, Figaro là, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Le sei mogli di Barbablù, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Tototarzan, regia di Mario Mattòli (1950)
Totò sceicco, regia di Mario Mattòli (1950)
47 morto che parla, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Totò terzo uomo, regia di Mario Mattòli (1951)
Sette ore di guai, regia di Vittorio Metz e Marcello Marchesi (1951)
Guardie e ladri, regia di Steno e Mario Monicelli (1951)
Totò e i re di Roma, regia di Steno e Mario Monicelli (1951)
Totò a colori, regia di Steno (1952)
Dov'è la liberta?, regia di Roberto Rossellini (1952)
Totò e le donne, regia di Steno (1952)
L'uomo, la bestia e la virtù, regìa di Steno (1953)
Un turco napoletano, regia di Mario Mattòli (1953)
Una di quelle, regia di Aldo Fabrizi (1953)
Il più comico spettacolo del mondo, regìa di Mario Mattòli (1953)
Totò e Carolina, regia di Mario Monicelli (1953)
La patente, episodio di Questa è la vita, regia di Luigi Zampa (1954)
Miseria e nobiltà, regia di Mario Mattòli (1954)
La macchina fotografica, episodio di Tempi nostri, regìa di Alessandro Blasetti
(1954)
I tre ladri, regia di Lionello De Felice (1954)
Il medico dei pazzi, regia di Mario Mattòli (1954)
Totò cerca pace, regia di Mario Mattòli (1954)
Il guappo, episodio di L'oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica (1954)
Totò all'inferno, regia di Camillo Mastrocinque (1955)
Siamo uomini o caporali?, regia di Camillo Mastrocinque (1955)
Racconti romani, regia di Gianni Franciolini (1955)
Destinazione Piovarolo, regia di Domenico Paolella (1955)
Il coraggio, regia di Domenico Paolella (1955)
La banda degli onesti, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Totò lascia o raddoppia?, con Mike Bongiorno, regia di Camillo Mastrocinque
(1956)
Totò, Peppino e la... malafemmina, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Totò, Peppino e i fuorilegge, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Totò, Vittorio e la dottoressa, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Totò e Marcellino, regia di Antonio Musu (1958)
Totò, Peppino e le fanatiche, regia di Mario Mattòli (1958)
Gambe d'oro, regia di Turi Vasile (1958)
I soliti ignoti, regia di Mario Monicelli (1958)
Totò a Parigi, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
La legge è legge (La loi c'est la loi), regia di Christian-Jaque (1958)
Totò nella luna, regia di Steno (1958)
Totò, Eva e il pennello proibito, regia di Steno (1959)
I tartassati, regia di Steno (1959)
I ladri, regia di Lucio Fulci (1959)
Arrangiatevi!, regia di Mauro Bolognini (1959)
La cambiale, regia di Camillo Mastrocinque (1959)
Noi duri, regia di Camillo Mastrocinque (1960)
Signori si nasce, regia di Mario Mattòli (1960)
Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi, regia di Mario Mattòli (1960)
Letto a tre piazze, regia di Steno (1960)
Risate di gioia, regia di Mario Monicelli (1960)
Chi si ferma è perduto, regia di Sergio Corbucci (1960)
Sua Eccellenza si fermò a mangiare di Mario Mattòli (1961)
Totò, Peppino e...la dolce vita, regia di Sergio Corbucci (1961)
Tototruffa 62, regia di Camillo Mastrocinque (1961)
I due marescialli, regia di Sergio Corbucci (1962)
Totò diabolicus, regia di Steno (1962)
Totò contro Maciste, regia di Fernando Cerchio (1962)
Totò e Peppino divisi a Berlino, regia di Giorgio Bianchi (1962)
Lo smemorato di Collegno, regia di Sergio Corbucci (1962)
Totò di notte n. 1, regia di Mario Amendola (1962)
I due colonnelli, regia di Steno (1962)
Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1963)
Totò contro i quattro, regia di Steno (1963)
Il monaco di Monza, regia di Sergio Corbucci (1963)
Vigile ignoto, episodio di Le motorizzate, regia di Marino Girolami (1963)
Totò e Cleopatra, regia di Fernando Cerchio (1963)
Totò sexy, regia di Mario Amendola (1963)
Gli onorevoli, regia di Sergio Corbucci (1963)
Il comandante, regia di Paolo Heusch (1964)
Totò contro il pirata nero, regia di Fernando Cerchio (1964)
Che fine ha fatto Totò Baby? di Ottavio Alessi, in realtà di Paolo Heusch
(1964)
Amare è un po' morire episodio di Le belle famiglie, regia di Ugo Gregoretti
(1964)
Totò d'Arabia, regia di José Antonio De La Loma, in realtà di Paolo Heusch
(1965)
Amore e morte, episodio di Gli amanti latini, regia di Mario Costa (1965)
La Mandragola, regia di Alberto Lattuada (1965)
Rita, la figlia americana, regia di Piero Vivarelli (1965)
Uccellacci e uccellini, regia di Pier Paolo Pasolini (1966)
Operazione San Gennaro, regia di Dino Risi (1966)
La Terra vista dalla Luna, episodio di Le streghe, regia di Pier Paolo Pasolini
(1967)
Il mostro della domenica, episodio di Capriccio all'italiana, regia di Steno
(1967)
Che cosa sono le nuvole?, episodio di Capriccio all'italiana, regia di Pier
Paolo Pasolini (1967)
Doppiatore cinematografico
La vergine di Tripoli (1947) voce di Gobbone, il cammello che narra le vicende
del film
Sceneggiatore cinematografico [modifica]
Il medico dei pazzi (1954) regia di Mario Mattoli
Totò all'inferno (1955) regia di Camillo Mastrocinque
Siamo uomini o Caporali (1955) regia di Camillo Mastrocinque
Il coraggio (1955) regia di Domenico Paolella
I due marescialli (1961) regia di Sergio Corbucci
Film di montaggio
10 anni della nostra vita, regia di Romolo Marcellini (1953)
Carosello del varietà, regia di Aldo Quinti e Aldo Bonaldi (1954)
L'italiano ha 50 anni, regia di Franca Maria Trapani (1962)
Risate all'italiana, regia di AA. VV. (1964)
Totò story, regia di AA. VV. (1968)
Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, regia di Mario Morra (1975)
Kolossal - i magnifici macisti, regia di Mario Morra e Antonio Avati (1977)
Totò, une anthologie, regia di Jean-Louis Comolli (1978)
SuperTotò, regia di Brando Giordani ed Emilio Ravel (1980)
Attore televisivo
Sul piccolo schermo l'attore realizzò nel 1967 TuttoTotò, una serie di 9
telefilm diretti da Daniele D'Anza, Bruno Corbucci e Sandro Bolchi per
l'episodio Totò Ye Ye, così composti:
Il latitante, andato in onda il 4 maggio (nel ruolo di don Gennaro La Pezza;
l'episodio venne ricavato dalla sceneggiatura per un film mai realizzato, Le
belve)
Il Tuttofare, andato in onda il 10 maggio (nel ruolo di Rosario De Gennaro,
detto Lallo)
Il Grande Maestro, andato in onda il 13 maggio (nel ruolo di Mardocheo
Stonatelli)
Don Giovannino, andato in onda il 18 maggio (nel ruolo omonimo del titolo)
La Scommessa, andato in onda il 25 maggio (nel ruolo di Oberdan Lo Cascio)
Totò Ciak, andato in onda l'8 giugno (nel ruolo dell'agente segreto; è una
parodia dei generi cinematografici in voga con la partecipazione di alcuni
cantanti)
Totò a Napoli, andato in onda il 13 giugno (nel ruolo della guida non
autorizzata, recita alcune poesie sue)
Totò Ye Ye, messa in onda annunciata il 29 giugno, ma in realtà mai avvenuta
(nel ruolo del capellone in uno special con la partecipazione di cantanti e
complessi musicali)
Premio Nobel, con Corrado, andato in onda il 6 luglio (nel ruolo di Severino
Bolletta)
Sceneggiatore televisivo
La scommessa episodio di TuttoTotò andato in onda il 25 maggio 1967.
Pubblicitario
Nell'autunno 1966 Totò girò nove sketch pubblicitari per la Rai, che andarono
in onda su carosello, nella prima serie i titoli erano questi, oggi però dei
nove ne sopravvivono solo due, forse gli altri sono stati distrutti.
Totò cassiere
Totò calzolaio
Totò spazzino
Totò petroliere
Totò proprietario di ristoranti
Totò farmacista
Totò barista
Totò giocatore
Totò elettricista
Nel gennaio 1967 vennero girati altri sette caroselli, il progetto era di dieci
ma Totò non riusci a finirli tutti perché era impegnatissimo, questi sketch
non vennero mai messi in onda in quanto furono trafugati prima di essere
utilizzati.
Totò ingegnere
Totò pittore
Totò metereonauta
Totò iettatore
Totò ferroviere
Totò operaio
Totò giardiniere
Apparizioni televisive
Il musichiere (di Mario Riva) (1958)
Intervista su set de I due colonnelli (1961)
Studio Uno (con Mina) (1966)
Programmi televisivi sull'attore
Il pianeta Totò, di Giancarlo Governi (1981, in 30 puntate; riproposto,
accorciato in 25 puntate, nel 1983 e nel 1988)
Viva Totò, condotto da Nanni Loy (1987)
Caro Totò, ti voglio presentare..., condotto da Renzo Arbore (1992)
Totò, un altro pianeta, di Giancarlo Governi (1993, in 15 puntate)
Tocco e ritocco, di Giancarlo Governi (1994, in 4 puntate)
La vita del principe Totò, di Giancarlo Governi (1995, in 2 puntate)
Omaggio a Totò, di Giancarlo Governi (1997, in una puntata)
Totò 100, di Giancarlo Governi (1998, in 2 puntate)
Film non realizzati
Il ladro disgraziato (1930)
Darò un milione (1934)
Calandrino (1935)
Batticuore (1939)
Totò il buono (1942)
Cornuto e bastonato (1948)
Buongiorno elefante (1948)
I tre moschettieri (1949)
Duello nel sale (1949)
Via col mento! (1949)
Il prode anselmo (1949)
Marcantonio e Cleopatra (1949)
Adamo ed Eva (1949)
Atollo K (1950)
Le avventure di Pulcinella (1951)
La paura numero uno (1952)
Gaetana e il cavallo bianco (1952)
Bertoldo, bertolino e cacasenno (1953)
Anni facili (1954)
Pinocchio (1956)
Totò e Peppino mariti imbroglioni (1957)
Totò e i suoi cognati (1958)
Ferdinando I, re di Napoli (1959)
Totò in Orbita (1960)
Un mostro e mezzo (1963)
La (Ri)cotta (1963)
Anni ruggenti (1963)
Pinocchio (1964)
Fidanzamento all'italiana (1965)
Il viaggio di G. Mastorna (1965)
Il circolo Pickwik (1966)
Geminus (1966)
Arabella (1967)
Il padre di famiglia (1967) - il 13 aprile si gira la prima scena, ma due giorni
dopo Totò muore. Lo sostituisce Ugo Tognazzi
Musica
Malafemmina (1951)
Carme... Carme (1953)
Miss... mia cara miss (1958)
La mazurka di Totò (1949)
Core Analfabeta (1955)
Nun si na femmena (1951)
Margherita (1935)
Baciami (1965)
Filomè (1960)
Nemica (1959)
Luntano a te (1953)
Napule, tu e io (1948)
Aggio perduto ammore (1959)
Casa mia (1950)
Che me diciste a ffà (1951)
Con te (1954)
Ddoje strade(1944)
Uocchie ca me parlate (1963)
Dincello, mamma mia (1945)
Ischia mia (1946)
L'ammore avesse a'essere (1949)
Mammarella (1958)
Margellina blu (1947)
Le Lavandou (1962)
Tapioca (1954)
I voglio bene è femmene (1962)
Scettico Napulitano (1961)
Sulo (1955)
Festival di Sanremo
1954:Con Te
Teatrografìa
Attore teatrale
Compagnìa di Isa Bluette:
1928: Madama Follia
1928: Il Paradiso delle Donne
1928: Mille e una donna
1928: Girotondo
1928: Peccati... e poi Virtudi
Compagnìa di Achille Maresca:
1928: Sì, Sì, Susette
1928: La Stella del Charleston
1929: Monna Eva
1929: La giostra dell'amore
Compagnia Stabile Napoletana Molinari di Enzo Aulicino:
1929: Messalina
1929: Santarellina
1929: Miseria e nobiltà
1929: Amore e Cinema
1929: Il Processo di Mary De' Can
1929: Bacco, Tabacco e Venere
1930: I Tre Moschettieri
Compagnìa di Riviste e Fantasie Comiche Totò di Achille Maresca:
1931: La Vile Seduttrice
1931: La vergine di Budda (primo avanspettacolo scritto da Antonio De Curtis)
1932: Colori Nuovi (scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese)
1932: Ridi che ti passa (scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese)
1932: Era lui, Sì... Sì...! Era lei, No... No...! (scritto da Antonio De
Curtis e Guglielmo Inglese)
1932: La Vergine Indiana (scritto da Antonio De Curtis)
1932: Totò, Charlot per Amore (scritto da Antonio De Curtis)
1933: Al Pappagallo
1933: Se quell'evaso fossi io
1933: Questo non è sonoro
1933: Il mondo è tuo (scritto da Antonio De Curtis)
1933: La Banda delle Gialle
1933: Dalla Calza al Dollaro
1933: Il Grand'Otello
1934: La Mummia Vivente
1934: I Tre Moschettieri
1935: 50 milioni... c'è da impazzire! (scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo
Inglese)
1937: Dei due chi sarà (scritto da Antonio De Curtis)
1937: Uomini a Nolo (scritto da Antonio De Curtis)
1937: Novanta fa la Paura (scritto da Antonio De Curtis)
1938: Se fossi un Don Giovanni (scritto da Antonio De Curtis)
1938: L'Ultimo Tarzan (scritto da Antonio De Curtis)
1938: Accade una notte che... (scritto da Antonio De Curtis)
1939: Fra Moglie e Marito, la Suocera e il Dito (ultimo avanspettacolo scritto
da Antonio De Curtis)
La Grande Rivista:
1940-1941: Quando meno te l'aspetti..., scritta da Michele Galdieri e messa in
scena dalla Compagnia Grandi Riviste Totò
1941-1942: Volumineide, scritta da Michele Galdieri e messa in scena dalla
Compagnìa Teatrale Errepi di Remigio Paone
1942-1943: Orlando Curioso, scritta da Michele Galdieri e messa in scena dalla
Compagnìa Teatrale Errepi di Remigio Paone
1943-1944: Aria Nuova, scritta da Antonio De Curtis e messa in scena dalla
Compagnia Totò organizzata da Antonio De Curtis ed Elio Gigante
Che ti sei messo in testa?, scritta da Michele Galdieri prima della liberazione
di Roma (6 giugno 1944) e messa in scena dalla Compagnia Grandi Riviste
Totò-Magnani
1944-1945: Con un palmo di naso, scritta da Michele Galdieri subito dopo la
liberazione di Roma, e messa in scena dalla Compagnia Grandi Riviste
Totò-Magnani
Imputati... alziamoci!, scritta da Michele Galdieri e messa in scena dalla
Compagnia Totò-D'Albert di Remigio Paone
1945-1946: Un anno dopo, scritta da Oreste Biancoli e messa in scena dalla
Compagnia Totò-D'Albert di Remigio Paone, con Lucy D'Albert, Vittorio Caprioli
e Alberto Bonucci
1946-1947: Eravamo sette sorelle scritta da Aldo De Benedetti e Michele Galdieri
e messa in scena dalla Compagnìa Totò di Romagnoli
Ma se ci toccano nel nostro debole... scritta da Nelli, Mangini, Garinei &
Giovannini e messa in scena dalla Compagnìa Totò di Romagnoli
1947-1948: C'era una volta il mondo, scritta da Michele Galdieri e messa in
scena dalla Compagnia Spettacolo Errepi di Remigio Paone, che presenta la
Compagnia Totò-Barzizza
1949-1950: Bada che ti Mangio!, scritta da Michele Galdieri e Antonio De Curtis
e messa in scena dalla Compagnia Spettacoli Errepi di Remigio Paone, che
presenta la Grande Compagnia di Riviste Totò-Barzizza-Giusti
1956-1957: A Prescindere, scritta da Nelli e Mangini e messa in scena dalla
Compagnia Spettacoli Errepi di Remigio Paone che presenta la Compagnia
Totò-Yvonne Menard (l'ultima rivista di Totò, interrotta per l'improvvisa
malattia agli occhi del comico il 4 maggio 1957, al Teatro Politeama di Palermo)
Note
I de Curtis (e anche Della Corte) furono una antichissima famiglia longobarda
(attestata dal X-XI sec.), originaria della zona fra Salerno e Cava dei Tirreni
(infatti in una compravendita in Salerno del 1278 Bartolomeo acquistando un
terreno, ricordò che il suo capostipite era stato il conte Atenolfo (XI sec.),
padre di Ademario, da cui in linea retta erano discesi Mario, Landolfo e Matteo,
padre del detto Bartolomeo); il ramo in Cava si radicò nel casale che essi
eressero e che da loro fu detto De Curti, entrando a far parte del patriziato
locale; un loro ramo ebbe poi la contea di Ferrazzano e da essi discese il
celebre attore comico Antonio (1898-1967), in arte Totò; la famiglia si
ramificò anche a Ravello, dove furono patrizi locali e dopo lo scioglimento dei
sedili nobili (1800) furono ascritti nel Libro d'Oro di Ravello; fra i
personaggi celebri di questa famiglia: Giovanni e Bartolomeo (XIII sec.),
prestarono denaro a Carlo I d'Angiò; Leonetto (XV sec.), milite e regio
consigliere, partecipò alla famosa impresa cavese alla battaglia di Sarno
(1460) e fu capitano di Reggio (1465), attualmente la sua tomba è ancora in
Cava; Giovan Andrea, Presidente del Sacro Regio Consiglio; Francesco e Scipione,
Consiglieri di S. Chiara; Camillo vice cancelliere del regno, avvocato del R.
patrimonio, Presidente della Regia Camera della Sommaria e Reggente del Supremo
consiglio d'Italia nella corte cattolica (un suo quadro è attualmente ancora al
comune di Cava e fu oggetto di una contesa con l'attore Totò, che non riuscì
però ad ottenerlo); Tommaso, nativo di Napoli, cavaliere di Malta (1582); Paolo
(XVI-XVII sec.), Vescovo di Ravello (1591) e poi di Isernia; secondo alcuni
studiosi moderni anche papa Benedetto XII (Jacques Fournier era di questa
famiglia, giacché suo padre era emigrato in Francia a Savardin, nel Foix, ed
aveva fatto ivi il mugnaio e fornaio (da cui il cambiamento del cognome della
famiglia), ma sembra poco probabile.
La Repubblica di San Marino riconobbe il titolo di conte con il predicato di
Ferrazzano alla figlia di Totò, Liliana, con Decreto Presidenziale Sanmarinese
il 16-3-1960.
STEMMA: d'oro a tre bande di azzurro, al capo dello stesso, con un crescente
montante di argento, accompagnato da tre stelle di otto raggi d'oro, 1 e 2.
Bibliografia
Poesie
(tra parentesi il titolo in italiano)
'A livella (La livella)
Ricunuscenza (Riconoscenza)
'A mundana (La prostituta)
Dick
Zuoccole, tamorre e femmene (Zoccoli, tamburi e donne)
Si fosse n'auciello (Se fossi un uccello)
Ngiulina
Balcune e lloggie (Balconi e logge)
Ll'ammore (L'amore)
Uocchie ca mme parlate (Occhi che mi parlate)
'A statuetta (La statuetta)
'A cunzegna (La consegna)
Ammore perduto (Amore perduto)
'A nnammurata mia (La mia fidanzata)
Core analfabeta (Cuore analfabeta)
'E ccorna (Le corna)
'O schiattamuorto (Il becchino)
Felicità
'A vita (La vita)
Il fine dicitore
Bianchina
'E pezziente (I pezzenti)
'A speranza (La speranza)
Il cimitero della civiltà
Sarchiapone e Ludovico
L'indesiderabile
Raccolte di poesie
Antonio De Curtis, 'A Livella, edizioni Fausto Fiorentino di Napoli (ottobre
1968)
Antonio De Curtis, Dedicate all'amore, a cura di Franca Faldini, edizioni
Colonnese di Napoli (luglio 1981)
Monografie e studi su Totò
Alberto Anile. I film di Totò (1930 - 1945). L'estro funambolo e l'ameno
spettro. Genova, Le Mani, 1995. (vincitore del Premio Filmcritica - Umberto
Barbaro per il miglior saggio sul cinema dell'anno)
Alberto Anile. I film di Totò (1946 - 1967). La maschera tradita. Genova, Le
Mani, 1997.
Alberto Anile. Totò proibito. Storia puntigliosa e grottesca sui rapporti tra
il principe de Curtis e la censura. Torino, Lindau, 2005.
Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, mio padre. Mondadori, 1990.
Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, a prescindere. Mondadori, 1992.
Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, femmine e malafemmine. Rizzoli,
2004.
Enrico Giacovelli. Poi dice che uno si butta a sinistra!. 1a ed. Roma, Gremese
Editore (collana "I Flap"), 1994. ISBN 88-7605-838-9.
Marco Giusti (a cura di). Antonio de Curtis. Totò si nasce. 1a ed. Milano,
Arnoldo Mondadori Editore (collana "Biblioteca Umoristica Mondadori - I
Maestri dellla comicità"), 2000. ISBN 88-04-47918-3.
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